mercoledì 8 agosto 2007

Allucinante

Mi è capitato di leggere questo articolo, apparso sul numero di oggi del Corriere della Sera online, che racconta delle follie amorose e viziose dei Beatles e di Eric Clapton durante gli anni d'oro.
L'articolo prende spunto dal lancio del libro delle memorie di Patti Boyd, moglie di George Harrison e amante di Eric Clapton.
A noi generazione degli anni '80 è stato trasmesso dai nostri genitori il mito dei Beatles e degli altri grandi musicisti degli anni '60 e '70, ma sappiamo abbastanza poco di come davvero si sia svolta la parabola musicale, e soprattutto esistenziale, di questi artisti.
Certo, si sa che in quell'epoca più o meno tutti si drogavano e bevevano come scimmie. Le giustificazioni (o meglio, le motivazioni) addotte dagli stessi artisti e da chi è stato giovane in quell'epoca erano del tipo: "non si sapeva che le droghe facessero male", "hanno segnato un'epoca, sono i più grandi di tutti i tempi", "non c'era nessuno prima di loro, e nessuno mai è stato o sarà più grande di loro poi", ecc.
Sono tutte, a mio avviso, opinioni sfalsate da mentalità e punti di vista riduttivi e un po' ingenui: ad esempio, si sapeva benissimo che drogarsi fa male, visto che c'era gente che moriva di overdose o si rincoglioniva permanentemente... Inoltre, è logico che se prima di loro non è venuto "nessuno" (come dicono i nostri genitori), i primi che arrivano e cambiano la musica e la mentalità sono considerati per forza i migliori (visto che sono appunto i primi), nonostante dopo di loro possano venirne altri, magari più bravi, ma che non saranno mai riconosciuti come migliori di loro, solo perché sono venuti dopo. Inoltre, negli anni '60 e '70 non c'era internet, non c'erano gli mp3, poca gente aveva la televisione: il mondo non era globalizzato, le notizie non volavano da una parte all'altra del pianeta in un attimo, e quindi c'era molta meno informazione e coscienza a trecentosessanta gradi (delle qualità musicali, ma anche delle nefandezze di questi artisti) rispetto a quella che c'è oggi. Infine, è logico che per chi ha vent'anni in una determinata epoca, il cantante o la band del momento rimarrà per sempre "il meglio" della storia musicale per tutto il resto dei suoi giorni, e inculcherà questa idea anche nei suoi figli. Ma nella generazione successiva, questi ricordi e queste opinioni sfumeranno, e nuovi miti sorgeranno. Ad esempio, Charlie Chaplin: tutti noi sappiamo chi è e ci è stato detto che è stato un "grande" nel suo campo, nella sua epoca... Ma chi guarda oggi i suoi film? Chi davvero si sganascia guardando le sue gag? ...
Beninteso, questo discorso non vale solo per la musica. Ad esempio, nel calcio tutti dicono che Pelé è stato il migliore di tutti i tempi. Ma guardiamo le sue partite e pensiamoci bene: lui era davvero molto bravo, ma poteva esprimersi a quei livelli perché: a) gli altri erano nettamente più scarsi, b) il calcio era molto meno fisico, c) si giocavano sì e no 30 partite all'anno. Immaginiamo Pelé a giocare oggi: il livello tecnico del giocatore medio è molto superiore a quello di 40-50 anni fa; si giocano 50 o più partite all'anno e il calcio è molto più fisico: è molto più facile infortunarsi; se Pelé si trovasse di fronte a un giocatore medio di un campionato di prima o seconda divisione di oggi, col cavolo che riuscirebbe a fare tutte le prodezze "artistiche" che lo hanno reso famoso: al secondo pallonetto per superare un avversario verrebbe falciato senza pietà o si troverebbe il naso rotto...
Comunque sia, leggetevi l'articolo, che davvero merita e fa capire quello che i benpensanti (e spesso i nostri genitori) e le major discografiche non ci vogliono far sapere, contribuendo a dare un'immagine più completa di quei grandi artisti, che, anche se hanno composto alcune tra le più belle canzoni di tutti i tempi e "hanno segnato un'epoca", non sono stati altro che una banda di drogati pervertiti putrefatti...

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