giovedì 23 agosto 2007

Prospettive e opinioni

Oggi è stato un giorno particolare.
L'unica cosa che dovevo fare era una RT-PCR, cosí me la sono presa comoda. E mi sono messo a sistemare un'analisi statistica, che mi servirà la settimana prossima per mostrare i risultati finora ottenuti al mio capo, R. Poi è venuta l'ora di andare a mangiare (gnam gnam!).
Dopo pranzo è venuta a trovarmi C., una residente di medicina interna di Bologna, che è venuta qui a imparare a fare cateterismi (epatici) e un po' di tecniche di laboratorio, per portare poi il know-how all'Alma Mater. Ma qui sta imparando e si sta divertendo troppo... Tornerà davvero, alla fine...?
Ho fatto finalmente la PCR, e poi, intanto che aspettavo che la natura facesse il suo corso (con un pizzico d'aiuto!), invece di studiare, mi sono messo a parlare con E., che sta lavorando per due anni qui con noi, cercando di mettere in piedi un laboratorio di ricerca di base specializzato in encefalopatia epatica.
E. ha una storia tutta speciale. Ha studiato a Pamplona, all'università dell'Opus, ma quell'ambiente così chiuso le stava stretto e quindi, complice anche un anno di liceo trascorso negli Stati Uniti, ha deciso di tentare il grande salto verso il Sogno Americano. Così, trasferitasi negli USA, ha lavorato per qualche mese in un laboratorio di Harvard a Boston, e poi è riuscita a entrare in un programma di medicina interna a Chicago. Dopo un anno durissimo (l'internship, così come lo dipinge magistralmente Samuel Shem nel suo The House of God) e la forte tentazione di mollare tutto, ha trovato il coraggio e la forza di tenere duro, ed è così riuscita a completare con soddisfazione la sua residency, per poi fare una fellowship in gastroenterologia e infine superspecializzarsi in trapianti. Siccome il visto J-1 le è scaduto, è stata obbligata a uscire per due anni dagli Stati Uniti, prima di potervi ritornare. E così, eccola qui con noi!
È risaputo che chi ha viaggiato e vissuto per qualche tempo all'estero ha una mentalità molto più aperta e plastica di chi non ha mai messo il naso fuori di casa. E questo è ancora più vero per E.
Cresciuta in Navarra da una famiglia di umili lavoratori, però "illuminati", è da sempre stata portata a guardare oltre la punta del suo naso e a considerare le cose da un punto di vista differente dalla maggioranza delle persone che la circondavano. E questo mi ha colpito profondamente.
Sì, perché qui in Spagna finora avevo conosciuto solamente persone molto superficiali, o comunque aventi una visione delle cose totalmente differente dalla mia. Certo, da qui a generalizzare che tutti gli spagnoli sono così ce ne vuole, però è innegabile che chiunque faccia un'esperienza come la mia (e chi conosce anche solo approssimativamente le mie ultime (dis)avventure sa a cosa mi sto riferendo...) è portato a diffidare, allontarnarsi e considerare con pregiudizi/disprezzo un certo tipo di persone che gli stanno intorno (siamo esseri umani...).
Quindi, conoscere meglio persone come E., o M., la mia tutora-collega-insegnante a cui sarò eternamente grato per la sua pazienza e disponibilità nei miei confronti, non può che farmi ancora più piacere del normale, perché mi fa capire che, anche se con molta difficoltà, anche per me è possibile trovare qui in Spagna persone valide sulle quali contare e con le quali conversare su argomenti che vadano oltre dove trascorrere le prossime vacanze, come fare quel tale esperimento o dove andare a cena fuori il prossimo fine settimana...
Parlando con E., si è ulteriormente rafforzata la mia sensazione che la Spagna sia un Paese che, nonostante una crescita economica spettacolare negli ultimi decenni, è ancora pervaso da una mentalità chiusa e per niente al passo coi tempi, infelice retaggio di una disgraziata dittatura conclusasi solo una trentina d'anni fa, in pesante ritardo perciò col processo di crescita politica, sociale, economica e culturale in atto nella maggior parte degli altri Paesi europei già da alcuni decenni. Alcuni esempi? Il sogno del "posto fisso" come obiettivo massimo a cui aspirare. Il pressapochismo e l'ignoranza (per esempio in campo di prevenzione sanitaria). L'atteggiamento costante della stragrande maggioranza di spagnoli all'estero: chi non ha mai visto un gruppo di studenti spagnoli trascorrere un intero erasmus costantemente tra di loro, senza imparare la lingua del Paese in cui si trovano e isolandosi dai locali e dagli altri stranieri? Queste (e altre) caratteristiche della mentalità spagnola possono essere ricondotte alla recente uscita dalla dittatura franchista, in cui la disoccupazione era alta (vedi primo esempio), l'ignoranza e le carenti condizioni igienico-sanitarie erano imperanti (secondo esempio), e i contatti con l'estero (sia per quanto concerne i viaggi, sia per ciò che riguarda l'informazione) erano estremamente ridotti (terzo esempio).
Ora, non voglio certo "sputare nel piatto in cui mangio", perché alla fine ho lasciato un Paese in costante e inesorabile declino per raggiungerne un altro che, come detto, è in forte crescita economica. Però trovo giusto adottare una mentalità critica e porsi di fronte alla Spagna non come a un El Dorado, mondo perfetto da contrapporre alla sfasciata e amata-odiata Italia, ma come a un Paese con i suoi innumerevoli pregi (primo tra tutti il dinamismo politico-economico) e anche con i suoi difetti, che spero almeno in parte correggerà negli anni a venire.
Se noi stranieri, venuti qui a inseguire il "Sogno Spagnolo", non ci si pone criticamente e con maturità a giudicare questo Paese e il suo popolo, si finirà sicuramente, prima o poi, con lo scontrarsi clamorosamente con la realtà, vedendosi crollare addosso l'immagine idilliaca che ci si era creati, magari in seguito a un erasmus... Per fortuna c'è, tra chi mi sta intorno, chi si è già ricreduto, almeno parzialmente, riguardo questo aspetto. Ed è evidente che è meglio che succeda ora, piuttosto che più avanti, quando magari si avrà già scelto la plaza MIR e si dovrà rimanere nello stesso posto per 4-5 anni, senza possibilità di cambiare.

12 commenti:

Francesca ha detto...

e anche se te ne rendi conto ora,che fai?cambi?
se credi che sia così male e che addirittura ci si debba porre il problema del cambiamento, forse meglio ora,chè ti risparmi il MIR..

Panc ha detto...

beh, io tutti questi problemi sinceramente me li ero posti prima di venire, perchè avendo fatto l'erasmus ormai 4 anni fa (come passa il tempo...) venivo spesso "da esterno" anche per lunghi periodi, e mi chiedevo se davvero fosse la scelta giusta per me.
semplicemente, io credo che l'eldorado non sia nè la Spagna, nè gli Stati Uniti, nè la Svezia, nè (men che meno) l'Italia. Ogni paese ha i suoi pregi e i suoi difetti. a me della Spagna han sempre impressionato, come tu dici, la vitalità e il dinamismo economico. ma anche la qualità di vita: diciamocelo, in Spagna (a parte i pre-mir) si vive bene: la gente, in linea di massima, è gentile e disponibile, la vita (togliendo madrid e bcn) è meno cara, c'è tanta tanta luce, e io odio quando alle 5 di pomeriggio è buio, le città sono molto più organizzate e vivibili di quelle italiane (almeno di quelle che io abbia visto),e così via, passando per il cibo e la vita notturna...e non sono discorsi superficiali, perchè, a mio modo di vedere, quando vai a vivere in un posto, ecco, ci vaia vivere, non solo a lavorare, quindi tutti questi aspetti sono almeno altrettanto importanti. dico, ma ti ci vedi 5 anni a mangiare al Mc Donalds della 15sima strada???
Certo, si vede che la spagna è una Nazione che esce praticamente adesso dalla dittatura, e i segni del franchismo sono ancora visibili nei racconti dei genitori dei nostri amici iberici: 20 anni fa la spagna era un paese del terzo mondo, e noi parte del G8(beh lo siamo ancora ma nn ce lo meritiamo)!!!penelope ha vissuto un'infanzia senza videogiochi e mangiando carne una volta alla settimana, cioè molto piu simile a quella di mio padre nel dopoguerra che alla mia (sega megadrive a pane e nutella). ora: io noto che la spagna è continuo miglioramento. quanto al discorso della gente che, come tu dici, non guarda oltre il suo orticello, quella la trovi dovunque. credo che il mondo sia bello perchè vario, e che si possa trovare di tutto in tutti i posti: sta a te circondarti di persone che abbiano la tua stessa visione del mondo o no.
l'Eldorado....l'Eldorado, chi può dirlo? forse l'Eldorado è quel posto in cui ti senti realizzato e insieme anche a casa.
piccola considerazione: ultimamente ti noto molto "anti-iberico", dall'anti-catalanismo al futbol ad altri aspetti. adesso ti faccio io una domanda: non è che stai guardando solo un lato (quello brutto) della medaglia?
Baci!

Lorenzo ha detto...

Il megadrive ce l'avevo anch'io... :)
Beh, diciamo semplicemente che i pregi della Spagna sono evidenti a tutti, a partire da chi viene qui in vacanza per pochi giorni. È molto più difficile, invece, incontrare gente che riesca ad analizzare con lucidità, un po' più equilibratamente e razionalmente, tutta la situazione. Certo, ti ci vuole più tempo per capire bene come stiano le cose.
Ciò non toglie che tornando indietro rifarei la stessa scelta, perché è evidente che se sono qui i pregi superano ampiamente i difetti.
Però, da qui a dire che la Spagna sia un Paese eccezionale c'è di mezzo un abisso...

Francesca ha detto...

Diciamola tutta. in europa dal punto di vista della nostra professione ci sono Paesi in cui il livello di formazione non ha nulla da invidiare alla Spagna (vedi Inghilterra, Francia...e anche Germania). Ma qui in Spagna è decisamente più facile per nooi italiani, perchè al di là della vicinanza colla lingua, il sistema è accessibile...invece vedi come devi faticare per andare in Inghilterra..non c'è un posto da definire Eldorado, dipende da noi, come dice Giovanni, costruire un nostro ambiente sociale, professionale, affettivo...soddisfacente , selezioniamo noi la gente da frequentare. adesso sei così critico verso la Spagna, ma ci sono alternative concrete per te?se si, perchè domini l'inglese etc...perchè non dirigersi verso queste?perchè è ben più difficile che fare il MIR.

Lorenzo ha detto...

No, non perché è molto più difficile, anzi.
In Germania è immensamente più facile che in Spagna entrare in specialità (tanto più se hai un buon curriculum, visto che là per fortuna considerano esperienze, tirocini all'estero e pubblicazioni...).
In Inghilterra è solo burocraticamente più complicato (devi mandare varie appication e cercarti gli ospedali da solo), ma c'è molta richiesta di medici, e alla fine un buon posto lo trovi facilmente.
Il motivo per cui ho preferito la Spagna a Germania e Inghilterra è stato per questioni di qualità di vita: mentalità più mediterranea, clima più mediterraneo, città e paesaggi meno desolati (anche se nessun Paese è neanche lontanamente paragonabile all'Italia).
Rimane evidente, ed è risaputo, che il sistema di selezione MIR è uno dei più duri al mondo (anche di quello statunitense, in cui il voto ai boards non è così determinante).
Quindi, tutto il contrario, emigrare a uno dei Paesi che dici tu sarebbe stato molto più semplice.

Francesca ha detto...

èpiù complicato secfondo me.alla fin fine dici che in Inghilterra un posto lo trovi, ma devi conoscere, avere fortuna...e un mio collega di udine, il migliore del suo corso è riuscito a trovare un posto in chirurgia con un colpo di fortuna.e poi la lingua. tu parli bene perchè conosci l'inglese, ma voglio vedere se dovevi andare in germania, o anche in svizzera ad esempio, dove ho un collega di udine che fa urologia.
in spagna devi studiare, è vero ma è un sistema pubblico aperto. voglio vederti a cercare un ospedale in Inghilterra. non è mica facile. il mio amico a mandato per un anno curriculum.e intanto frequentava anche in Italia per evitare di rimanere senza posto. più o meno in spagna sai che l'esame lo passi. hai più garanzie. e non ultimo. non tutti hanno il tuo curriculum. non tutti possono A)permettersi B)riuscire a concorrere per una borsa negli USA (che è la parte più importante del tuo curriculum..)...quindi ripeto..non credo proprio che lealternative siano più abbordabili.
ma in fondo se non fossi qua non ci saresti nella mia vita. quindi vedi di non cambiare idea...;-P

Francesca ha detto...

quanti errori, bè sai che ho una tastiera -cacca

Lorenzo ha detto...

Va bene, pelota... Ti sei meritata quello che ti farò quando sarai qui tra una settimana... ;)

Francesca ha detto...

paura....

Panc ha detto...

Calma, piccioncini, mi sta venendo il diabete! ehehe!

layla ha detto...

ciao sono antonella! finalmente scrivo un commento anch'io!
beh, a parte dire che spero di conoscere presto francesca quando verrà a bcn... dico due parole sulla spagna e sugli spagnoli.
a parte che appena due post sotto hai definito l'italia un paese " con mentalità provinciale, dove è più importante apparire che essere", cosa che tra l'altro condivido, poi dici che la spagna è così e cosà.. caro mio, il posto perfetto non esiste! come ti hanno detto già i tuoi amichetti (a proposito, ciao panc! ti ricordi di me???) in ogni posto ci sono pregi e difetti.
io, dopo un anno di spagna, o meglio di bcn, devo dire che condivido quello che hai detto, molta gente seppur allegra, amable, divertente e disponibile, è... superficiale, soprattutto da un punto di vista culturale.
mi manca molto l'ambiente di roma, quello che facevo lì con i miei amici, l'interesse condiviso per mostre, cinema, teatro, musica, insomma cultura, e poi il discutere di politica nazionale e internazionale, di letteratura , dei massimi sistemi anche, e l'associazionismo, il volontariato... cose che qui, pur avendomi fatto un sacco di amici, non riesco a trovare persone con cui condividerle.
insomma, ancora non ho trovato il moi "giro", e mi stupisce, che l'abbia trovato più facilmente a 19 anni a roma che non alle sogie dei 30 qui, dove tra l'altro frequento tutti medici! insomma, mi sono un pò scocciata di uscire solo per prendersi una birra, andare a ballare e passare il 90% del tempo a dire cazzate... it's not italian style!

Panc ha detto...

ciao, certo che mi ricordo! come va?
quanto al post,dici che ti stupisce aver trovato il tuo giro facilmente a 19 anni mentre ora alle soglie dei 30 ti risulta difficile... secondo me invece è normale! gli amici dell'adolescenza (o dell'immediato post-adolescenza,in questo caso) sono spesso e volentieri gli amici di tutta la vita, con cui cresci e condividi esperienze insostituibili, tipo l'università, per intenderci. e quindi il bello, ma purtroppo il difficile di "emigrare" è proprio il ripartire da zero. e comunque, io personalmente,al di là della fidanzata, ho avuto la fortuna di conoscere amici, spagnoli, che sono persone interessate e non superficiali, e che considero ottimi amici, e non solo compagni di bevute. persone che magari adesso stanno lontane, chi a cadiz, chi a valencia, ma con le quali mi sento costantemente. e poi... diciamoci la verità: di 100 persone che si conoscono, il 30% ci stanno sulle palle (lore,non sei tra queste! :-P), il 60% sono di passaggio e poche, poche, lasciano davvero il segno. e questo è vero in italia, in spagna e pure in guatemala...ora io non conosco l'ambiente di barcellona, e qui ad oviedo non è che faccia molta vita sociale perchè non ho il tempo materiale, ma sinceramente tutta questa superficialità non la vedo. al contrario, provenendo io da un'università come la Cattolica, università notoriamente composta da secchioni alienati, qui mi sento davvero in un ambiente molto meno ostile, e soprattutto piu internazionale. per cui attualmente sono contento...poi chissà, magari scontrandomi col duro mondo del lavoro cambierò idea, ma fino ad ora...ripensamenti zero!