martedì 13 novembre 2007

¿Porqué...?

In questo lungo e duro anno di preparazione al MIR non poteva mancare il momento della fatidica domanda: "perché hai scelto di fare Medicina?"
Pues entonces, tutto risale a circa la metà della prima liceo (classico) (per gli analfabeti, si tratta del terzo anno di scuola superiore...), quando studiavo biologia. Mi ricordo chiaramente come rimasi particolarmente affascinato e profondamente colpito dalla complessità del funzionamento degli animali, e in particolare dell'uomo, e mi chiesi com'era possibile che da una cellula, un qualcosa di invisibile, intoccabile e apparentemente assolutamente insignificante e semplice, potesse più tardi nascere un essere umano. E, di conseguenza, come, nell'evoluzione della vita su questo pianeta, da uno pseudoanimale un bel giorno derivò quello che noi oggi chiamiamo Homo sapiens, e che, centinaia di migliaia di anni dopo, è stato in grado di costruire tutto quello che ci circonda: case, strade, città, aerei, internet... perfino andare sulla Luna!
Con queste domande per la testa, decisi che avrei studiato Medicina, per cercare di capire un po' di più come funzionassero le cose, anche se già da allora ero conscio che nessuno mai arriverà a comprendere tutto (ed è un bene che sia così, se no figuriamoci che noia... sarebbe la morte della ricerca e del progresso).
Spinto dai consigli delle persone intorno a me, all'inizio pensavo di fare un specializzazione (cardio? medicina dello sport?!) che mi permettesse di aprire uno studio privato per lavorare "9-17, lun-ven" e fare un pacco di soldi... Ma capii ben presto che non era quello che volevo.
A me piaceva capire il perché delle cose, lavorare in una grande istituzione dove potessi venire a contatto con tanti diversi pazienti, per attenuare - non placare - la mia sete di conoscenza.
All'inizio (terzo anno) mi orientai verso la cardiologia, affascinato dalla complessità della fisiologia del sistema cardiovascolare. Così, al quarto anno iniziai a frequentare il reparto di "Cardiologia Degenze" del Policlinico Universitario di Padova. La cosa era anche abbastanza interessante, però mi scontrai fin da subito con la proverbiale didatticità, disponibilità e gentilezza dei cosiddetti "medici universitari" italiani (cioè dei medici che allo stesso tempo sono ricercatori/professori universitari). Credo che a questo punto gli studenti e specializzandi che leggono dicano "a chi lo dici, è così ovunque..."
Ho un carattere difficile, lo so, e quindi non mi adattai a quel reparto e decisi di andare altrove, nella speranza che ci fosse qualcun'altro più disponibile a insegnare, che avesse piacere ad avere qualcuno volenteroso di imparare al suo fianco. Mi trovai a mio agio in Clinica Medica I, reparto di sicuramente più modeste pretese, ma dove almeno il clima era migliore e la disponibilità in generale maggiore.
Erasmus, Boston 1, inizio tesi, Boston 2, fine tesi e laurea... A chi mi conosce ho già fatto una testa così sulle mie esperienze passate, non c'è bisogno di ripercorrerle... Comunque, quello che mi rimase di tutte queste esperienze fu un profondo senso di disagio, di sentire che il posto in cui ero (Padova) mi stava stretto, che questo posto non era e non sarebbe stato mai in grado di offrirmi quello di cui avevo bisogno e di permettere uno sviluppo adeguato delle mie potenzialità.
Dove andare? USA? Germania? Inghilterra? ... Spagna! Barcelona! Ci ho messo un po' a decidere, pero ¡aquí por fin estoy!
La Sfida con la "S" maiuscola: preparare il temuto-da-tutti-i-neulaureati-spagnoli MIR, e, come se non bastasse, lavorare al contempo a un proprio progetto in un'istituzione di ricerca biomedica molto conosciuta e rispettata a livello mondiale.
Ce la farò a concludere entrambe le missioni? Probabilmente (basta che non muoia prima! :P).
Ce la farò a raggiungere in entrambe il mio obiettivo? Non lo so, è molto difficile.
Però di una cosa sono sicuro: sto facendo un'esperienza umana e professionale incredibile, e, anche se per qualsiasi ragione dovessi tornare in Italia per fare la specializzazione lì, non avrò "perso un anno", anzi... semmai avrò guadagnato qualcosa, qualcosa che non si può quantificare nè in anni, nè in euri, nè in chili...


Per concludere, riporto qui alcune delle frasi che più hanno segnato la mia formazione come Medico. Fatto "singolare", nessuna è stata pronunciata da un italiano...

- Quello che come medico in formazione devi capire innanzitutto, è distinguere il paziente che sta male ma che può aspettare un po' da quello che sta invece veramente male e per il quale devi concentrare tutte le tue risorse nel trovare la soluzione ai suoi problemi urgenti -- Specializzando di Medicina Interna del Massachusetts General Hospital di Boston

- Quando scrivi un'anamnesi, chi la legge deve poter essere in grado di capire rapidamente, ma allo stesso tempo con i dettagli necessari, la storia medica del paziente. In particolare, quando si parla dei precedenti ricoveri, bisogna che tu faccia chiaramente capire: perché il paziente è stato ricoverato? cosa gli è stato diagnosticato? come l'hanno trattato? quando è stato dimesso, stava meglio o peggio di quando è entrato? -- Medico strutturato di Medicina Interna dell'Hospital Vall d'Hebron di Barcelona

- Quando hai di fronte un paziente di cui non capisci quale sia il problema, devi pensare alla cosa più logica. Se non ti quadrano le cose, pensa alla cosa più frequente. Se ancora non trovi la diagnosi giusta, allora, sì, pensa alla cosa più rara. -- Docente CTO e specializzando in Chirurgia Generale di Madrid


Vi lascio con queste due citazioni dotte, che riassumono un po' il mio modo di vedere le cose...

Fatti non foste a viver come bruti,
ma per seguir virtute e canoscenza.
(Inferno, XXVI, 119–120)
--
Think independently, challange dogma, but get, listen to, and consider advice.
Feel free to ignore it, but be able to defend why you are doing so.
Andrew Murray (1828-1917)

10 commenti:

Panc ha detto...

io ne posso aggiungere una: "se senti rumore di zoccoli, pensa ad un cavallo, non ad una zebra!"
Neanche a dirlo, tratta da Scrubs, mia eterna fonte di ispirazione :-P

ps: bel post, complimenti
pps: eh,no, se torni in italia adesso ti faccio un culo così

Francesca ha detto...

ah ah...
figurati che cosa gli faccio io...
comunque condivido...bel post...
è bello sapere che ci sono ancora persone che fanno medicina perchè c'hanno unapassione intrinseca, la curiosità del conoscere..

Anonimo ha detto...

Senti bello!Non sputare nel piatto dove hai mangiato!Ricordati che L'italia anzi gli ITALIANI in campo medico SONO I MIGLIORI!E' vero che vige un regime di raccomandazioni ma il mondo è paese!e poi ci sono òe dovute eccezioni!rimani in Spagna cosi rimane posto libero per altri studenti italiani...basta poco per sparare merda!

Lorenzo ha detto...

Pezzente, innanzitutto firmati, ché non hai neanche le palle per farlo...
Secondo, io sputo dove mi pare, prima di tutto in faccia a te.
Mi piace molto questa tendenza, tutta italiana, di sparare classifiche del tipo "i medici italiani sono i migliori al mondo"... Questa affermazione non ha basi scientifiche, e, spt, non è vera...
Infine, è evidente che tu sei uno di quei raccomandati di cui parli, perché altrimenti non spareresti le cazzate che hai sparato ("non sputare nel piatto dove hai mangiato [...] il mondo è paese")... Guarda in faccia la realtà, entra in un reparto di un ospedale italiano qualsiasi e parla con lo specializzando medio. E poi capirai perché ogni anno centinaia di medici italiani emigrano a cercare fortuna all'estero.

Anonimo ha detto...

perchè trovano gente come te che con la solo laurea In medicina crede di aver raggiunto l'onnipotenza e di essere già un medico bravo e affermato.io non studio medicina!per fortuna mia...sono in cura però da 10 anni per un linfoma.Sò cosa significa vivere in ospedale a differenza tua.Di pagliacci come te che si vantano solo di indossare il camice ne ho conosciuti TANTI!fatti un bagno di umiltà!tu puoi vantarti come vuoi sono i pazienti a scegliere il medico e a decidere se tu un gg sarai un bravo medico.io te lo auguro!e poi se non avessi fatto centro non mi avtresti considerato neanche e nn avtresti usato questi toni da perfetto italiano!e poi potrei firmarmi con qualsiasi nome .pensi di fare paura a qulcuno?scusa ma chi sei?cmq mi diverte leggere il tuo blog se voiu posso non esprimermi più!accetta le critiche!

Anonimo ha detto...

allora la tua laurea in medicina tutta ITALIANA non penso valga molto!!!visto che l'hai conseguita in uno squallido posto di raccomandati...scusa ma come ci sei riuscito allora?...ed ora come farai a raggiungere i livelli degli studenti spagnoli?

Lorenzo ha detto...

Infatti, sono italiano e sono fiero di esserlo!
Mi dispiace per la tua malattia... e comprendo la tua rabbia se hai avuto a che fare con medici idioti/incompetenti (in Italia, appunto!), però non puoi permetterti di sputare sentenze sull'autore del primo blog che ti capita sotto gli occhi, visto che non mi conosci.
Comunque, non ti sembra un controsenso che prima difendi a spada tratta gli specializzandi e il sistema accademico italiano, e poi dici che nella tua odissea ospedaliera hai avuto a che fare con molti "pagliacci"?
Ma, soprattutto, se non hai studiato medicina, non sei passato per 30 e passa esami, una tesi di laurea, e un esame di stato... come cazzo puoi permetterti di giudicare il sistema DA FUORI?? Ti assicuro che se parli con lo specializzando italiano medio, l'opinione globale sulla sua esperienza sarà in linea con quanto ho detto.
E infine, io non ho denigrato il sistema di formazione medica italiano, ho solo detto che a me personalmente non soddisfava (= non ho espresso un giudizio negativo categorico), e che guardandomi intorno ho trovato qualcosa di meglio e ho avuto il coraggio di lasciare per parecchi anni il mio Paese per inseguire il mio sogno.
¡Suerte!

Anonimo ha detto...

Senti Lo non sono riuscito a spiegarmi bene.Ho scritto in un momento sbagliato ma credimi io non giudico personalmente Te ma solo ciò che scrivi che può essere anche frainteso visto che non ci conosciamo!Io sulla base della mia esperienza ho avuto la fortuna di trovare medici /ricercatori Competenti (grazie ai quali sono stato sottoposto a terapie sperimentali mai pratiche altrove in collaborazione ad un istituto Israeliano)disponibili e anche simpatici...generalizzare è sbagliato!tu hai conosciuto solo la realtà di Padova non dell'Italia intera!Cmq se ho usato toni sbagliati ti chiedo scusa non era mia intenzione. e poi sai trascorre 80 gg in stanza sterile escluso dal mondo
per me è stata una bella formazione!non uso la mia malattia per fare pena a nessuno.la mia come tanti altri è una lotta per la vita!in bocca al lupo per l'esame e per la vita!buona vita...

Anonimo ha detto...

Lavoro in ospedale. Una mia collega, medico spagnola, ha fatto 2 specializzazioni in Spagna. Qui non le vengono riconosciute. Ha tentato di battere ogni possibile via legale e simili, ma le sue specializzazioni non sono riconosciute in Iitalia. Abbiamo il contratto a progetto, in questi giorni è uscito un concorso e lei non può partecipare perché la specializzazione spagnola in Italia non vale. Alla faccia del libero scambio deilavoratori, dei cittadini della Comunità Europea e tutte quelle altre frescacce lì.
Giuseppe

Anonimo ha detto...

caro lo, sono uno studente del IV anno mi ritrovo molto in quello che hai scritto e ti vorrei chiedere un po di consigli, visto che ho trovato il tuo blog in una ricerca disperata.grazie