giovedì 26 marzo 2009

Ci sono sempre...

¡Hola!

È passato un po' di tempo da quando ho scritto per l'ultima volta. Nessun problema, è solo che - come dicono tutti - "sono stato molto occupato"...
In realtà, è innegabile che quando uno viene assorbito nella routine e la sua vita è stabile, senza troppi cambiamenti e motivi di preoccupazione, la voglia o la necessità di usare un blog come valvola di sfogo diminuiscono.

Satisfaction -- Comunque sia, negli ultimi due mesi ho fatto davvero tante cose: corsi su corsi (tra dottorato, master e altri corsi vari), guardie su guardie (odio i PS spagnoli!!) e varie ed eventuali. Dovete sapere che qui in Spagna, con il sistema antico, è possibile fare la specializzazione e i corsi del dottorato insieme. In questo modo, si può iniziare presto la ricerca che porterà, pochi anni dopo la fine della specializzazione, a conseguire il titolo di Dottore di Ricerca. Così mi sono iscritto a corsi attinenti alla mia specializzazione (il dottorato è in Medicina Interna, e ci sono davvero molti corsi tra cui scegliere). Mi aspettavo dei corsi pro-forma, né più né meno dei famigerati "corsi opzionali" che noi tutti, studenti di medicina in Italia, abbiamo dovuto frequentare.
E invece, grande sorpresa: sono stati tutti, finora, corsi molto interessanti, ben pensati e organizzati, e, soprattutto, estremamente mirati alla pratica clinica. Il corso di ECG, per esempio, dopo le classiche lezioni frontali, prevedeva gruppi di interpretazione di ECG interessanti, con tutoraggio continuo. Ma il corso che più mi è piaciuto, è quello che sto per finire ora: un corso sulla cardiopatia ischemica, che affianca, ancora una volta, lezioni (estremamente concrete e i cui insegnamenti sono immediatamente applicabili nell'attività clinica di tutti i giorni) a sessioni di casi clinici live nel Laboratorio di Cardiologia Interventista. Oggi, addirittura, abbiamo visto una valvulopastica mitrale percutanea, in occasione della quale era venuta ad aiutare e spiegare la massima esperta in Spagna, emodinamista dell'Hospital Clínico San Carlos di Madrid. L'esemplificazione dell'utilità di questi corsi viene da quello che mi è successo martedì: alla mattina ci spiegano il trattamento medico e interventista delle sindromi coronariche acute e la stratificazione del rischio; alla sera, facendo una co-guardia col mio R>, ci chiamano dal PS per fare una consulenza di un paziente con NSTEMI... È stato estremamente facile, anche per un R1 come me, applicare a memoria quanto appreso poche ore prima, delivering the state-of-the-art medical care al paziente in questione.

Per non parlare del corso di Advanced Life Support fatto a fine febbraio. Adesso mi sento un po' più tranquillo all'idea che mi si possano presentare arresti cardiorespiratori durante le guardie. Anzi, fare ALS è mooolto figo! Il corso è stato teorico-pratico (ovviamente), essendo entrambe le parti estremamente ben organizzate. La parte più bella è stata quando, a turno, facevamo da leader del team dell'equipo de paros: davanti a un manichino collegato a un monitor (comandato dall'istruttore), dovevamo applicare tutti gli algoritmi dell'ALS, pensando contemporaneamente alle cause dell'arresto o delle aritmie, e al relativo trattamento, ordinando ai nostri colleghi cosa fare.

Il Master di Metologia della Ricerca (leggi "biostatistica") è un altro motivo di soddisfazione. Sto iniziando a studiare in maniera strutturata (e quindi a capire) la statistica, che - volenti o nolenti - è uno degli strumenti più potenti, e che bisogna conoscere bene, in qualsiasi campo della ricerca biomedica.

E, per finire, domani ho un interessante corso di "Leadership nelle presentazioni in pubblico": una professoressa di Scienze delle Comunicazioni, specializzata da anni nell'insegnare a professionisti dell'ambito biomedico l'arte del public speaking, ci insegnerà come preparare e poi esporre presentazioni scientifiche ai congressi. Mooolto figo!

Benessere -- Mancano ormai solo due mesi all'agognato atterraggio nel mio amato reparto di Cardiologia. La verdad es que ormai l'interminabile rotazione in Medicina Interna mi sta incominciando a stancare. Da qualche settimana, le mie co-R e io abbiamo iniziato a fare co-guardie con gli R> per prendere confidenza con lo scenario in cui ci troveremo a operare a partire da maggio: fare ingressi, togliere canule dei cateterismi, andare in PS a fare consulenze, ecc. Ormai vedo che tra poco inizierò a fare, per il resto della mia vita professionale, ciò che mi piace di più. ¡Tengo mucha ilusión!

Speranza -- E infine, è di questi giorni la notizia di un accordo bipartisan su un progetto di legge chiamato "Scudo Fiscale", che dovrebbe costituire il primo piccolo passo in direzione del rientro dei cervelli italiani fuggiti loro malgrado all'estero, in cerca di fortuna professionale. I fautori fanno parte di una commissione parlamentare, appunto bipartisan, che ha un sito internet (www.controesodo.it) e che sta proponendo il proprio progetto attraverso una serie di conferenze in tutta Italia (l'ultima, martedì scorso a Milano, è visibile interamente sul sito del Corriere della Sera). Si tratta di una proposta di credito di imposta di 25000 euro all'anno per tre anni, per chi, avendo meno di 40 anni, ha vissuto e lavorato per almeno due anni all'estero, e vuole tornare nel Belpaese. Naturalmente questo è solo un primo e piccolissimo passo in avanti per tentare di riportare in patria almeno una parte dell'immenso patrimonio intellettuale e professionale che abbiamo prodotto e disgraziatamente regalato a Paesi più intelligenti del nostro. Come dice giustamente l'on. Lupi, vicepresidente della Camera dei Deputati, bisogna pur iniziare da qualche parte, e inoltre, se si vuole che la disagiata situazione in cui ci si trova ora cambi, bisogna rimboccarsi personalmente le maniche, perché il cambiamento non viene regalato magicamente dall'alto, bensì bisogna attivarsi fattivamente e personalmente per produrlo. Speriamo che tra qualche anno la situazione sia almeno in parte cambiata, e che il rientro in Patria sia, per molti giovani emigrati all'estero in cerca di fortuna professionale, più facile e, soprattutto, appetibile. Sapete, non è per niente facile, nonostante l'entusiasmo e la qualità di vita e professionale che noi Italians abbiamo cercato e trovato all'estero, svegliarsi ogni mattina e andare a lavorare, anche sapendo che il nostro lavoro è ben pagato, apprezzato e valorizzato, pensando però continuamente che quello che stiamo facendo ora qui non sarebbe certo possibile in Italia, e che i cittadini di un altro Paese stanno godendo dei nostri servigi e delle nostre capacità. Change, we need!

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