domenica 2 novembre 2008

Mani Pulite accademica

Il prefetto: atenei tra privilegi e sperperi è urgente una Mani Pulite accademica

"Le inchieste avviate sui concorsi a cattedra delineano zone d'ombra dove regole e legalità sembrano ignorate"
PADOVA. Maledetti toscani, scriveva Malaparte. Restii alla museruola come sono, finiscono puntualmente per suscitare un vespaio. E Paolo Padoin, il prefetto fiorentino di Padova, non fa eccezione. E dal suo cliccatissimo sito (www.rinnovareleistituzioni.eu/) esplode una bordata diretta all'università, al sistema degli atenei dove l'intreccio tra baronie, concorsi chiacchierati e sperperi diventa scandalo nazionale.
«La tutela della legalità», commenta Paolo Padoin «investe ogni ambito della vita civile e nel mondo dell'università le numerose inchieste avviate dalla magistratura, da Trieste a Firenze da Bologna a Bari, solo per citarne alcune, segnalano situazioni allarmanti e talvolta gravi. E' inquietante che, alla vigilia di un concorso, tutti siano in grado di anticipare il nome del vincitore della cattedra. Capacità, curricula, pubblicazioni scientifiche: certo, tutto questo influisce nella valutazione ed è di dominio pubblico. Ma quando, a parità di titoli, il prescelto è amico o parente di un docente di "peso", e limitiamoci a questa tipologia di rapporti per carità di patria, allora il sospetto diventa legittimo».
Sospetti pesanti, a volte.
«Sì, certi esposti, inviati all'autorità giudiziaria da candidati esclusi, delineano scenari dove la legalità è tranquillamente presa a calci: concorrenti eliminati "scientificamente" per agevolare il designato, o addirittura aspiranti docenti "persuasi" a desistere, magari con la promessa di risarcimento in occasione del concorso successivo».
I blog universitari pullulano di allusioni a favoritismi sfacciati, cordate politiche e parentali, amanti cooptate allegramente in facoltà, corsie preferenziali ai fondi per gli amici e i clienti dei baroni: cosa c'è di vero? E la via giudiziaria costituisce lo strumento più adeguato a un ristabilimento delle regole?
«Credo esistano effettivamente delle zone d'ombra, anzi in alcuni casi le indagini hanno rivelato veri e propri "filoni familiari" negli atenei», replica il prefetto «temo però che l'iniziativa della magistratura non si rivelerà risolutiva perché la natura stessa del concorso implica una soggettività nella valutazione che sfugge a criteri rigidi. L'illecito, così, diventa arduo da provare in assenza di elementi penali concreti. Ciò che occorrerebbe, a mio avviso, è una profonda riforma morale capace di riportare al centro dell'attività accademica il valore del merito e il criterio della trasparenza».
E la via dell'autoregolamentazione? Alcuni atenei hanno approvato un codice etico che vieta, tra l'altro, ai parenti dei docenti di concorrere a incarichi nello stesso dipartimento.
«Anche questa soluzione è discutibile perché, in alcuni casi, potrebbe tradursi in una discriminazione alla rovescia. Per non parlare della possibilità di aggirare i divieti. Io sono scettico circa le chance di autoriforma degli atenei: se molti studiosi hanno preferito migrare all'estero, un motivo ci sarà. Oltretutto, i Governi che si susseguono promettono sempre grandi novità ma, a conti fatti, la realtà non cambia».
Negli ultimi tempi, però, la spinta dal basso ha contribuito a fare emergere situazioni inaccettabili e a tratti illegali. Gruppi di docenti, come quelli del movimento Ateneo Pulito, ma anche studenti e ricercatori stanchi di sottostare a un sistema vessatorio.
«E' vero, e si tratta di segnali positivi perché incoraggiano l'iniziativa di chi si batte per riformare il sistema e ristabilire regole di efficienza e trasparenza, nell'interesse primario dei nostri atenei».
Le risultano indagini in corso nei confronti dell'università di Padova?
«No, per quanto ne sappia io, no».

Da Il Mattino di Padova, 24 gennaio 2008
(grazie a Matteo per il link)

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